come va lento il fiume

 

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SCHEDA TECNICA

Soggetto e sceneggiatura

Nuccio Ambrosino
Irene Guadagnini

Fotografia
Nuccio Ambrosino
Massimiliano Balsamo

Scenografia
Elena Russi

Montaggio
Corrado Measso

Regia
Nuccio Ambrosino

Interpreti
Anna Dissabo
Irene Guadagnini

Aiuto regia
Elena Russi

Operatore di ripresa
Massimiliano Balsamo

Aiuto operatore
Alessandro Fabbris

Produzione
PRO.ME.CO e SerT di Ferrara

Post-produzione
Studio Film Arcobaleno (Exformat)

si ringraziano
per la colonna sonora
Steve Jamaica Peros Tiziano Crotti

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video

 

Questa proposta è nata dalla collaborazione fra il mio gruppo di teatro, Teatro Tre, e la dottoressa Luisa Garofani, psichiatra, responsabile del SerT di Ferrara (Servizio per le tossico dipendenze) e cerca di portare sullo schermo la conclusione di un percorso terapeutico durato circa due anni con un gruppo di sei pazienti sieropositivi in carico alla dottoressa Garofani.
Il lavoro in realtà cerca di proporre in video la riflessione della psichiatra che venne proposta, quasi fosse la sua relazione, al congresso tenuto a Ferrara il 1 Dicembre 2001, nella giornata mondiale sull'AIDS.

Il gruppo di attori rappresenta la realtà quotidiana di cinque ragazzi impegnati in una gita come tante. Le maschere sono indossate dai pazienti veri e diventano presenze inquietanti nella vita di tutti i giorni, quasi a sottolineare l'impossibilità di essere sicuri. Il testo e la premessa sono stati scritti dalla dottoressa come sua sincera considerazione sull'esperienza vissuta, come medico, al fianco dei suoi pazienti.
La sceneggiatura e gli elementi simbolici sono stati elaborati e concordati con la stessa dottoressa cercando di sottolineare il valore simbolico degli elementi, degli oggetti utilizzati durante le riprese e dell'ambiente del fiume con le sue isole e i suoi percorsi.
L'elemento che si voleva sottolineare in sintesi era la considerazione che tutti hanno la scadenza della morte solo che chi è, o si sente malato, questa scadenza la sente più presente, più vicina, più certa. La voglia di vivere comunque, il desiderio di sentirsi normali, come i ragazzi, spinge i sieropositivi a decidere di navigare sul fiume della vita: la presa di coscienza del loro stato non deve impedire la vita, non deve essere una morte annunciata, presunta, vissuta anni prima della sua naturale scadenza.

 

 

 

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