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Questa proposta è nata dalla collaborazione fra il mio gruppo di
teatro, Teatro Tre, e la dottoressa Luisa Garofani, psichiatra,
responsabile del SerT di Ferrara (Servizio per le tossico
dipendenze) e cerca di portare sullo schermo la conclusione di un
percorso terapeutico durato circa due anni con un gruppo di sei
pazienti sieropositivi in carico alla dottoressa Garofani.
Il lavoro in realtà cerca di proporre in video la riflessione della
psichiatra che venne proposta, quasi fosse la sua relazione, al
congresso tenuto a Ferrara il 1 Dicembre 2001, nella giornata
mondiale sull'AIDS.
Il gruppo di attori rappresenta la
realtà quotidiana di cinque ragazzi impegnati in una gita come
tante. Le maschere sono indossate dai pazienti veri e diventano
presenze inquietanti nella vita di tutti i giorni, quasi a
sottolineare l'impossibilità di essere sicuri. Il testo e la
premessa sono stati scritti dalla dottoressa come sua sincera
considerazione sull'esperienza vissuta, come medico, al fianco dei
suoi pazienti.
La sceneggiatura e gli elementi simbolici sono stati elaborati e
concordati con la stessa dottoressa cercando di sottolineare il
valore simbolico degli elementi, degli oggetti utilizzati durante le
riprese e dell'ambiente del fiume con le sue isole e i suoi
percorsi.
L'elemento che si voleva sottolineare in sintesi era la
considerazione che tutti hanno la scadenza della morte solo che chi
è, o si sente malato, questa scadenza la sente più presente, più
vicina, più certa. La voglia di vivere comunque, il desiderio di
sentirsi normali, come i ragazzi, spinge i sieropositivi a decidere
di navigare sul fiume della vita: la presa di coscienza del loro
stato non deve impedire la vita, non deve essere una morte
annunciata, presunta, vissuta anni prima della sua naturale
scadenza.
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